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Ocriticum
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mwdgmwdwOcriticum è un mweasito archeologico situato nel territorio del Comune di mweqCansano, in provincia dell'mwegAquila, nelle località di mwewPolmare, mwfaPantano, mwfqTavuto e Tre Crocicite-ref-1[1].
Le testimonianze archeologiche presenti abbracciano un periodo compreso tra il mwgwNeolitico e l'mwhaAlto Medioevo, e testimoniano uno sviluppo massiccio dell'area in mwhqetà classica, grazie allo sviluppo della rete stradale, in particolare la via Claudia Nova, che collegava mwhgCorfinium e mwhwSulmo con il mwiqSannio. In questo contesto si sviluppò un grande santuario di Ocriticum, dedicato a Giove, e fissato sulla mwigTavola Peutingerianacite-ref-parco-archeologico-su-museocansano-it-2-0[2] col nome di mwjwJovis mwkaLarenecite-ref-0-3-0[3].
I traffici commerciali, la religiosità e la conseguente ininterrotta frequentazione dell'area ne favorirono lo sviluppo abitativo, economico e produttivo. Un violento mwlgterremoto nel II secolo d.C. distrusse buona parte degli edificicite-ref-4[4], dando così inizio ad un progressivo abbandono dell'area, compiutosi attorno al VI secolo d.C.cite-ref-5[5].
Sebbene l'area fosse nota per le sue emergenze archeologiche, tra la fine del mwoaXIX e nel corso del mwoqXX secolo ha subito scavi clandestini e saccheggi di reperti archeologicicite-ref-6[6]cite-ref-7[7]. Scavi archeologici sistematici sono stati avviati nel 1992, in occasione del passaggio del metanodotto mwqgSnam, e conclusi nel 2005cite-ref-8[8]. Oggi l'intera area è protetta nel parco archeologico e naturalistico di Ocriticum, istituito nel 2004 insieme con il relativo centro di documentazione e visita "Ocriticum" di Cansano, che ospita parte dei reperti rinvenuti nel corso dello scavo e una mostra permanente sull'mwrwemigrazionecite-ref-9[9]cite-ref-10[10]. Parte dei reperti provenienti da Ocriticum è conservata presso il mwuamuseo civico di Sulmona e il mwuqmuseo nazionale archeologico di Chieti.
Contents
• Note
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Parco archeologico e naturalistico
Il sito archeologico di Ocriticum si trova a pochi chilometri da mwxaCansano, alle pendici del colle Mitra e, più lontano, del complesso della mwxqMaiella, si estende il pianoro conosciuto agli abitanti coi toponimi mwxgZeppe, mwxwPantano e mwyaTavuto, dove circa duemila anni fa sorgeva, a sette miglia da mwyqmwygSulmo, uno dei villaggi che in questo periodo costellavano l'mwywager sulmonense, il territorio amministrato dal mwzamwzqmunicipium di Sulmonacite-ref-11[11].
Gli scavi archeologici effettuati sull'altopiano hanno restituito numerose tracce di frequentazione riferibili a momenti e contesti diversi, come una porzione dell'antico abitatocite-ref-1-12-0[12], un impianto di produzione della calcecite-ref-13[13] e il grande santuario italico, composto da tre edifici sacricite-ref-3-14-0[14], attraversato da un antico snodo viariocite-ref-15[15].
Il villaggio di Ocriticum e l'epigrafe a Sesto Paccio
I resti dell'abitato sono stati individuati ad un centinaio di metri, in direzione sud-est, dal santuario italico. Le strutture individuate nel corso degli scavi pongono diverse problematiche interpretative in quanto parziali e probabilmente rimaneggiati già in antico. Gli edifici si pongono lungo un tratto di mwfwvia mwgaglareata ed il loro utilizzo può essere inquadrato tra il I ed il III secolo d.C. Si ipotizza che l'abitato sia sorto con una funzione religiosa o artigianale e commerciale, come risulta valida l'ipotesi che vi riconosce una mwgqmwggmansio stradalecite-ref-1-12-1[12].
Durante gli scavi del 2000, nell'area meridionale del pianoro, è stato rinvenuto un cippo funerario la cui iscrizione restituisce preziose informazioni sul culto e sul collegio sacerdotale insediato nel santuario di Ocriticum e dedicato a Giovecite-ref-2-16-0[16].L'iscrizione riporta:
(latino)
«SEX(TO) PACCIO
ARGYNNO
CULTORES IOVIS
OCRITICANI
P(OSUERUNT)»
(italiano)
«A Sesto Paccio
Argynno
i Cultori Ocriticani
di Giove
P(osero)»
(Epigrafe funeraria)
Che mwjwOcriticani si riferisca a mwkaJovis o che si riferisca a mwkqCultores, esso riconduce al toponimo mwkgOcriticum, probabilmente in riferimento all'ocre, il centro fortificato che sorgeva sulla cima del vicino colle Mitra. Il nome del luogo non deve essersi perduto del tutto nel tempo se il toponimo di Santa Maria di Oclerici offre indizi sulla denominazione dei luoghi in antico attraverso un'evoluzione della tradizione orale fino alle voci di Ocririche, (castello) Oclerici, Clirici, Clerici, Chiriche fino a Santa Maria dei Chierici e alla Madonna dei Tredicicite-ref-2-16-1[16].
L'area sacra
L'area sacra si presenta circondata da un mwrgmwrwtemenos, un muro perimetrale con funzione di recinto sacro, e si sviluppa su due terrazzamenti lungo l'asse viariocite-ref-4-17-0[17]. Il santuario risulta attivo almeno a partire dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.Ccite-ref-4-17-1[17]. Questo presenta tre edifici di culto: il tempio italico, il tempio romano ed il sacellocite-ref-3-14-1[14].
Il tempio italico
Il tempio più antico dell'area, a cella unica, è di forma rettangolare, 12,1 m per il lato lungo e 7,6 m per il lato corto, con orientamento nord-ovest/sud-est. Le dimensioni dell'edificio evidenziano una precisa progettualità, nelle forme della monumentalizzazione del II secolo a.C., attraverso l'uso di moduli in piedi oschi.cite-ref-5-18-0[18] A eccezione della forma perimetrale, il tempio è scarsamente conservato. Questo non presenta fondazioni, poggiando direttamente sul banco di roccia, e non permane alcun elemento della pavimentazione interna. La prima fase risale alla fine del IV secolo a.C., con l'edificio sacro posto all'interno di un muro perimetrale eretto a secco. Si evidenziano tracce di frequentazione ed uso continuative fino al II secolo d.C., momento in cui l'area è progressivamente abbandonata, con una frequentazione sempre più rarefatta fino al VI secolo d.C.cite-ref-5-18-1[18]
Nei pressi dell'edificio sacro è stato individuato un deposito votivo che ha restituito un gruppo cospicuo di mwxwmwyaex-voto. Tra questi si segnalano circa un centinaio di statuine femminili panneggiate, cinquanta teste nimbate, sessanta votivi zoomorfi, un bronzetto di mwyqErcole in assalto e una foglia di pampino in bronzo utilizzata come mwygappliquecite-ref-5-18-2[18].
Il tempio romano
Attorno agli inizi del I secolo a.C., si assiste a un ulteriore ampliamento dell'area sacra, nella quale, su un terrazzo più elevato rispetto al tempio italico si inserisce, in forme monumentali, un nuovo edificio sacro. Il tempio romano, di base rettangolare, era in mw0qordine dorico prostilo mw0gtetrastilo e orientato a sud-est come per il precedente tempio. Della struttura originale resta solo il podio in mw0wopera reticolatacite-ref-19[19]. Il culto a cui il tempio era destinato è, verosimilmente, quello di mw2aGiove, come testimoniano l'epigrafe funeraria dedicata a Sesto Paccio e il toponimo mw2qJovis Larene, con cui era nota anticamente l'areacite-ref-2-16-2[16].
Contestualmente alla costruzione del tempio di Giove fu realizzato l'ampliamento del recinto sacro, con la realizzazione, sul lato interno settentrionale, di ambienti di servizio destinati ai cultori del santuario. Lo spazio recintato, eletto in tal modo a luogo del sacro, è tecnicamente definito mw3wmw4atemenos e presentava probabilmente un'organizzazione spaziale interna tesa alla celebrazione delle attività religiose da parte dei sacerdoticite-ref-3-14-2[14].
Il sacello delle divinità femminili
Nella zona posta a Occidente del mw5wtemenos e dei due templi maggiori, su un terrazzo inferiore rispetto agli altri, è stato rinvenuto un terzo edificio templare di piccole dimensioni, affiancato da un deposito votivo e circondato da un recinto quadrangolare. Si tratta di un piccolo mw6asacello, probabilmente della tipologia mw6qad alae, a pianta quadrata, posizionato in perfetto allineamento con gli altri templi. La singola cella presenta all'interno uno strato sabbioso a grana molto fine ricco di frammenti di intonaco, una porzione dell’alzato delle pareti in mw6gpisè intonacato e dipinto e presentava una copertura a doppio spiovente con tegolonicite-ref-6-20-0[20]. Lungo l’edificio è presente un corridoio che si raccorda con il livello inferiore. All'interno del sacello, eretto verosimilmente tra il III e il II sec. a.C., è stata rinvenuta una discreta quantità di oggetti tipici del mw7wmundus mw8amuliebris, come ampolle e balsamari vitrei che conservano ancora le tracce di unguenti, profumi e cosmetici. L'elemento, in relazione anche agli oggetti conservati nel deposito, ha lasciato intendere che il sacello era dedicato a divinità femminili, e in particolare a mw8qCerere, mw8gVenere e mw8wProserpinacite-ref-6-20-1[20].
La zona produttiva: la fornax calcaria
La collina orientale del pianoro, al momento non visitabile giacché ancora in fase di studio, rivela l'intensa attività produttiva e commerciale che faceva di mwaqeOcriticum un centro sufficientemente attivo anche sotto il profilo economico. Dalla Via Nova si diramava, difatti, una mwaqivia glareata, una massicciata di pietrame ricoperta da pietrisco battuto misto a maltacite-ref-parco-archeologico-su-museocansano-it-2-1[2], che, dopo aver attraversato il pianoro, si inerpicava su per la collina orientale e conduceva a un vasto edificio rettangolare suddiviso in vani interni di differente dimensione. Sul lato orientale l'edificio, che poggia direttamente su roccia, presenta un'ampia cavità cilindrica scavata direttamente nel pendio: trattasi di una mwaqcfornax calcaria, un impianto per la produzione della calce; tutti gli ambienti dell'ampio fabbricato (uno dei quali ancora conserva l'originale pavimento in terracotta) dovevano dunque essere destinati al raffreddamento, alla conservazione, allo stoccaggio e infine alla vendita della calce. Dell'impianto produttivo colpisce l'efficienza organizzativa quanto il diretto coinvolgimento — mediante il collegamento immediato della mwaqgvia glareata — nei traffici commerciali della Via Nova. È interessante mettere in evidenza come attività basilare per l'economia del paese di mwaqkCansano sia stata per molto tempo e almeno fino allo scorso secolo, proprio la produzione della calce, secondo un sistema meno sofisticato ma non dissimile da quello adottato dagli abitanti di Ocriticum: la mwaqomwaqscalcara. Lungo la mwaqwvia glareata, in prossimità della mwaq0fornax calcaria, è stato rinvenuto il basamento di un sepolcro monumentale, probabilmente un mausoleo della tipologia "a dado" o "ad ara".
Il tramonto di Ocriticum fra capanne, necropoli e campi coltivati
All'inizio dell'epoca imperiale, l'area templare di Ocriticum — l'unica sezione del sito archeologico indagata rigorosamente e totalmente, allo stato attuale degli studi — raggiungeva il culmine della propria estensione. Mentre mwaraRoma si apprestava a vivere gli ultimi anni di gloria del cosiddetto mwareBeatissimum Seculum, il II secolo d.C., tutta l'area peligna fu colpita da un violento mwarisisma, di cui restano tracce più o meno evidenti in buona parte dei siti archeologici un tempo parte dell'mwarmAger Sulmonensecite-ref-21[21]. Il santuario di Ocriticum ne fu gravemente danneggiato e non fu ricostruito. Ebbe inizio un periodo di declino di tutta l'area, che fu, così, progressivamente abbandonata.
La sacralità che aveva contraddistinto l'area, però, fu percepita a lungo da chi la abitava. Se, infatti, fra i frequentatori probabilmente si ignorava l'originale funzione o il culto caratterizzanti i templi diruti, di questi si percepiva il peso spirituale e religioso, sicché i morti continuarono ad essere seppelliti all'interno del mwarktemenos: a ridosso del recinto sacro e delle fondamenta del tempio italico sono stati rinvenuti due sepolcri risalenti al VI secolo d.C., uno dei quali ospitava i resti d'una madre con la figlia e il loro (povero) corredo funebre, costituito da pochi gioielli all'interno di anfore di terracotta.
A ridosso del tempio romano, invece, fu eretta una capanna altomedievale di evidente impiego pastorale: già in questo periodo, infatti, il pianoro era ormai luogo di pascolo, e i templi come gli edifici romani e italici rimanenti fungevano da alloggio o rifugio per i pastori, oltre che da cava di materiale da poter reimpiegare altrimenti. Nei secoli successivi, quando l'area divenne feudo e quindi ambiente agricolo, i campi furono divisi mediante l'innalzamento di bassi muri a secco (detti mwarsmacerine nel dialetto del luogo), i cui percorsi talora ricalcavano le sommità delle mura perimetrali degli edifici della quasi scomparsa Ocriticum, che a tratti fuoriuscivano dal terreno.
Le espoliazioni e gli scavi clandestini, che a partire dall'Ottocento hanno fortemente impoverito la zona, non hanno impedito di rinvenire una buona quantità di reperti nel corso della campagna di scavi intrapresa nel 1992 sulla base degli studi attuati nel corso del XX secolo da mwar0Antonio De Nino, Valerio Cianfarani con mwar8Ferruccio Barreca, Frank Van Wonterghem ed Ezio Mattioccocite-ref-parco-archeologico-su-museocansano-it-2-2[2].
Centro di documentazione e visita
Collocato nell'ampia piazza XX Settembre a mwas4Cansano, il centro di documentazione e visita "Ocriticum" è il centro operativo di gestione del parco archeologico e naturalistico di "Ocriticum", La struttura ospita una discreta quantità di reperti provenienti dal vicino sito archeologico, mostre temporanee, conferenze ed una mostra permanente sull'mwas8emigrazione, donata a Cansano dal mwataComandante generale della Guardia di Finanza mwateNino Di Paolo, originario e amante del posto.
Da chiesa a parcheggio, da parcheggio a "museo"
Lo stabile adibito a centro di documentazione ospitava originariamente una chiesa, edificata a metà del XV secolo e dedicata a Santa Maria di Loreto. Successivamente alla mwatqpeste del XVII secolo, il culto di Santa Maria di Loreto fu sostituito con quello di mwatuSan Rocco, che lì fu venerato sino al XX secolo: a metà del XX secolo, difatti, la chiesa fu sconsacrata (a San Rocco fu consacrata invece la nuova chiesa innalzata in piazza XX Settembre) e convertita in parcheggio al coperto. Dopo il 1997, l'edificio è stato rilevato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo e convertito in spazio museale.
Sezioni del centro di documentazione
Il centro è suddiviso in tre sezioni, ciascuna ospitata da un piano dell'edificio.
Sala convegni
Al piano superiore, al quale si accede da piazza XX Settembre, è situata una sala convegni ove periodicamente si tengono corsi di formazione, conferenze di vario argomento e genere, proiezioni, eventi musicali e teatrali. L'ala ospita, tuttavia, anche mostre fotografiche, pittoriche e installazioni artistiche. Fra le mostre, si citano mwatoIl volo e mwatsAnima del prof. Giovanni Guadagnoli, fotografo originario di Cansano, che, tra le varie, vanta collaborazioni con mwat0Giorgio Armani.
Sezione archeologica
Il piano centrale ospita i reperti rinvenuti nel pianoro di Ocriticum, raccolti all'interno di sei teche a ciascuna delle quali è affiancato un pannello esplicativo. I reperti presenti costituiscono saggi delle tipologie di oggetti rinvenuti nelle singole aree sviluppatesi nella piana, a partire dall'area sacra, di cui si possono osservare diversi ex voto fittili e anatomici, maschere votive, ampolle e balsamari, ma anche statuine rappresentanti divinità: fra le più interessanti, una raffinata Venere e una statuetta raffigurante due dee intente a salutarsi con un bacio (symplegma), identificate con mwaueCerere e mwauiProserpina al momento del loro congedo o dell'incontro. Altre teche mettono in evidenza la quantità di traffici commerciali che interessavano Ocriticum, come si evince dalla pluralità dei tipi di mwaumceramica, nera e rossa, grezza o raffinata, semplice, decorata o dipinta, talora sigillata, e dall'elevata quantità di mwauqmonete romane differentemente databili. Monili, vetri policromi e ceramiche dipinte testimoniano, poi, come la frequentazione del pianoro si sia protratta nei secoli, sino all'età tardo-antica e all'Alto Medioevo.
Museo dell'emigrazione
Il pianterreno, munito di accesso indipendente da Via Umberto I, ospita una preziosa mostra fotografica sull'mwaucemigrazione, con particolare riferimento alla migrazione verso gli mwaugStati Uniti d'America alla fine del XIX secolo. Nel corso dell'ultimo secolo, infatti, il paese di Cansano è stato fortemente colpito dal fenomeno dell'emigrazione, che ne ha impoverito l'economia e causato un ingente svuotamento (l'intero centro storico è abbandonato e diroccato), e un fortissimo calo demografico. Questo elemento è stato indubbiamente d'impulso affinché il generale mwaukNino Di Paolo donasse al centro di documentazione di Cansano, suo paese d'origine, la mostra sull'emigrazione da lui ideata e realizzatacite-ref-museo-dell-emigrazione-su-museocansano-it-22-0[22]:
«Tanti anni fa, trovandomi a New York, visitai il museo dell'emigrante di Ellis Island, una piccola isola a un miglio da Manhattan. Fra i seicentomila nomi incisi lungo il muro circolare del giardino che affaccia sulla statua della Libertà, ritrovai le tracce dei miei nonni. Rimasi colpito, profondamente colpito, e da allora non ho smesso di scavare nel passato. Da questa ricerca nacque un libro, poi una grande mostra fotografica a Napoli, presso l'Università Federico II, ma soprattutto un sogno: poter donare un giorno il frutto di quella fatica al mio Paese, non cedendo alle lusinghe che venivano da più parti, a volte anche molto autorevoli.
»
(Nino Di Paolo)
Il percorso della mostra rievoca, con la forza del documento fotografico, ambienti, realtà e situazioni drammatiche vissute dagli emigranti che, lasciando l'mwavqItalia per disperazione e mancanza di lavoro, giungevano nella Baia di mwavuNew York e venivano tenuti in mwavyquarantena ad mwavcEllis Island, nota poi come mwavgIsola delle lacrime; qui un labirinto di esami fisici, psicologici e attitudinali, compiuti con rigore e precisione dal famoso Dr. Knox, selezionava coloro che potevano essere ammessi e coloro che invece dovevano esser rimpatriati. La mostra si snoda poi nella sfera del lavoro, spesso in nero, e dell'ambiente familiare e casalingo. Grafici e dati statistici di notevole interesse e rilevanza storica e antropologica corredano l'esposizione. Segue un'ampia sezione sull'emigrazione nella letteratura, con testi vari autori, tra cui mwavkPrimo Levi, mwavoPascal D'Angelo, mwavsAlessandro Baricco. In ultimo, pagine originali dei giornali del 16 aprile 1912, in merito al mwavwdisastro del Titanic, riproduzioni di passaporti d'epoca, biglietti e un catalogo dettagliato dei piroscafi che solcavano gli oceani ai primi del XX secolo. A concludere la mostra, una serie di saggi sulla mwav0psicologia del migrante. Elementi ricorrenti in tutta la mostra sono le valigie di cartone e spago, esposte lungo tutto il tragitto, una serie di continui e sommessi riferimenti al paese di Cansano e alla famiglia dell'autore, ma soprattutto il confronto continuo tra l'emigrazione italiana di ieri e l'mwav4immigrazione clandestina di oggi, sicché si mette in luce come queste siano effettivamente due facce d'una sola medaglia.
Di recente, la mostra sull'emigrazione è stata riproposta a mwawaRoma dal generale Di Paolo con il titolo mwaweEllis Island: Italiani d'Americacite-ref-23[23] e per l'occasione pubblicizzata nel dipartimento di geografia della mwawySapienza. La presenza della mostra permanente sull'emigrazione a Cansano fa sì, inoltre, che il centro di documentazione e visita sia ormai a molti noto anche come museo dell'emigrazione di Cansanocite-ref-24[24].
Trasporti
Presso il parco archeologico è stata realizzata nel 2023 la mwaw0stazione di Cansano Ocriticum, fermata ferroviaria posta lungo la mwaw4linea Sulmona-Isernia, priva di trasporto viaggiatori regolare ma utilizzata come mwaw8ferrovia turisticacite-ref-25[25].
Note
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Bibliografia
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su museocansano.it.
• Sito ufficiale, su cultura.gov.it.
• citerefculturaitaliaOcriticum, su CulturaItalia, Istituto centrale per il catalogo unico.